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Vivere e lavorare in montagna grazie a Internet

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Introduzione

La maggior parte delle regioni montane è confrontata con l'emigrazione dei suoi giovani a causa delle scarse opportunità professionali che offre. La digitalizzazione potrebbe frenare questo esodo? swissinfo.ch ha incontrato alcune persone che grazie alle nuove tecnologie di comunicazione vivono e lavorano in valli e località lontane dai grandi centri economici.


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Vacanze da mio zio sull'alpe negli anni 1980
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La mia famiglia è originaria delle montagne svizzere. Io sono però cresciuta nel cuore di Zurigo, vicino al teatro dell'opera. Detto così sembra che abbia trascorso un'infanzia e un'adolescenza in un posto magico e affascinante.

Ma la vita nella Zurigo degli anni Ottanta del secolo scorso non era per nulla attraente. Le famiglie evitavano i parchi giochi poiché avevano paura che i figli si pungessero con gli aghi delle siringhe usate dai tossicodipendenti malati di AIDS.











Vacanze da mio zio sull'alpe negli anni 1980
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Ogni mattina, mia madre raccoglieva i preservativi usati dalle prostitute e gli accessori dei drogati, come siringhe e cucchiai, sugli scalini della scala esterna della nostra casa, prima che noi uscissimo per andare all'asilo o a scuola. Allora, la scena aperta della droga nella città sulla Limmat aveva catturato l'attenzione dei media di mezzo mondo. Chi abitava in città, se poteva, si trasferiva in campagna.

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L'autrice sull'alpe, 1985
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Durante le nostre vacanze in montagna eravamo circondati da un ambiente completamente diverso, per esempio nella cascina in montagna nelle Prealpi friburghesi, dove mio zio lavorava come casaro nel 1985.

Noi dormivamo in tenda, mangiavamo pane attorcigliato attorno a un bastone e cotto sopra il fuoco, facevamo gite in una natura incontaminata e selvaggia, visitavamo i nostri parenti dove mangiavamo formaggio d'alpe prodotto sul posto, ci tuffavamo nell'acqua gelida delle fontane o dei laghi alpini, giocavamo a nascondino tra le case diroccate di un villaggio senz'auto. In breve: le montagne erano per me sinonimo di idillio, natura, spirito comunitario e libertà.

Ma ho ben presto scoperto anche il rovescio della medaglia della vita in montagna. Se per me il liceo si trovava a un tiro di schioppo da casa, per i miei cugini cresciuti in valle di Poschiavo, nei Grigioni, o in Ticino, la scelta di proseguire gli studi significava lasciare presto la propria terra d'origine e frequentare le lezioni in una lingua straniera. E tra coloro che sono partiti, solo una manciata ha avuto l'opportunità di ritornare nella propria valle dopo la formazione.

L'autrice sull'alpe, 1985
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Oggi, le città svizzere sono dei luoghi ideali e attrattivi per crescere una famiglia. La scena aperta della droga è un lontano ricordo, i parchi giochi sono puliti e i centri urbani offrono tanti luoghi d'incontro e di svago alla moda. In città, la qualità di vita è alta, la criminalità è bassa.

Ma quando d'inverno, per lunghe settimane, la nebbia alta trasforma l'Altopiano svizzero in un paesaggio opprimente, mentre in montagna splende il sole, quando non sopporto più la calca sui tram e sui bus, né il rumore del traffico, allora penso a quanto sarebbe piacevole vivere nel luogo più bello della Svizzera: le Alpi.

Quante svizzere e svizzeri sognano segretamente come me una vita in montagna. Ma lì non è facile trovare un posto di lavoro. Le regioni di montagna vivono principalmente di agricoltura, turismo ed energia elettrica: purtroppo nulla per me.

Tuttavia la digitalizzazione sta sconvolgendo il mondo del lavoro. Grazie a Internet, Skype ecc. è possibile lavorare ovunque nel mondo. swissinfo.ch ha incontrato alcune persone che vivono e lavorano in montagna, sfruttando proprio le nuove opportunità offerte dalla digitalizzazione e dalle nuove infrastrutture.































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Ritratti

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Montagne salvate dal coworking?

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Le regioni di montagna ripongono grandi speranze nella digitalizzazione. Puntano sulle nuove tecnologie: propongono nuove app per turisti, sviluppano piattaforme digitali ed estendono la rete in fibra ottica. Molti villaggi inaugurano dei coworking-space, ossia spazi condivisi dove lavorare, sperando così di attirare clienti nelle valli discoste. Tra queste iniziative ricordiamo la Mia Engiadina, progetto lanciato nella valle dell'Inno.

La condivisione di un ambiente di lavoro può essere una strategia per ripopolare le regioni alpine? Con il nostro videomaker mi reco nel coworking-space di Mia Engiadina a Scuol.

Sul sito web, Mia Engiadina pubblicizza un pacchetto di 60 franchi che comprende pernottamento, accesso al coworking-space e spuntino con specialità locali. Un'offerta davvero interessante. La clicco.

La risposta non si fa attendere. Mi spiegano che è necessario verificare se l'offerta è disponibile nel periodo scelto.

Alcuni giorni più tardi, ricevo un altro messaggio di posta elettronica. I responsabili mi scrivono di aver cercato un alloggio adatto. Visto che la data scelta si situa nella bassa stagione, le possibilità sono piuttosto limitate. Mi propongono di pernottare presso l'Hotel Gabriel a Scuol, ricordandomi però che il prezzo per una camera supera quello dell'offerta che avevo scelto sul sito.

In altre parole: dovremmo sborsare 140 franchi per notte, un costo che supera il budget fissato da swissinfo.ch.

Mi viene proposta un'alternativa: "In questo periodo è più semplice cercare un appartamento di vacanze tramite la piattaforma AirBnb". La e-mail si conclude con i saluti di rito, che nella valle della Svizzera in cui si parla romancio, la quarta lingua nazionale, suonano così: Cordials salüds da Scuol.
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Infine, prenotiamo una camera d'albergo per 80 franchi. Raggiugiamo la località engadinese a bordo del trenino rosso della Ferrovia retica. L'entrata al coworking-space costa 20 franchi a persona per un giorno intero, compresi caffè e bevande.

Entriamo. I locali profumano di legno. Gli spazi sono arredati con eleganza: mobili di pino cembro, decorati con cuscini a quadretti rosso-bianchi, pelli e candele. L'intenzione dei gestori è quella di accogliere gli ospiti in uno spazio particolare, in mezzo alle montagne, in Engadina, appunto. Ci sono un locale conferenze, una cabina telefonica e una sedia a dondolo.
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Regna il silenzio. L'atmosfera mi ricorda gli anni dei miei studi, quando mi rinchiudevo in biblioteca.

Ci sono varie persone al lavoro e di mattina si tengono due riunioni. Abbiamo l'impressione che Mia Engiadina abbia convocato tutti suoi collaboratori per darci ad intendere che il coworking nelle montagne è molto gettonato.

Alcuni uomini in pensione sono degli ospiti veri. Origlio una telefonata. L'uomo si trova in vacanza per due settimane e ha affidato alcune incombenze ai suoi collaboratori.

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Per motivi di spazio, il coworking cambierà sede. "Siamo molto sorpresi dall'interesse che ha suscitato la nostra offerta", dice Chasper Cadonau, responsabile del coworking-space di Mia Engiadina.

I destinatari della proposta sono i turisti, i proprietari di seconde case e le ditte che intendono svolgere con i loro collaboratori dei workshop in montagna. "Proponiamo loro un pacchetto comprendente escursioni, degustazioni e attività analoghe".
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Anche l'architetto Chasper Cadonau, dopo gli studi, è ritornato a vivere e a lavorare in Engadina. Ci racconta la sua storia.

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Con quali sensazioni e impressioni torniamo nel nostro ufficio a Berna? Il Mountain coworking è davvero qualcosa di speciale. Il nostro videomaker ed io siamo stati molto produttivi. Sarebbe bello poter lavorare sempre così, immersi nella quiete e con lo spettacolo delle montagne davanti agli occhi.

Tuttavia non ci torneremo tanto in fretta. La nostra famiglia e il lavoro ci aspettano nella "Bassa", è il nome che i montanari danno all'Altopiano svizzero. Purtroppo non possiamo lasciare l'ufficio per un paio di settimane. È il destino di tanti altri svizzeri.

Per questo motivo, il Mountain coworking sarà in grado di far rivivere le regioni di montagna solo se il mondo del lavoro in Svizzera cambierà radicalmente, permettendo non a pochi, ma a tutti di scegliere il luogo dove lavorare.


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Conclusione

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Vivere nelle montagne svizzere ha vari vantaggi: natura intatta, molto sole, elevata qualità di vita, interessanti attività per il tempo libero e bassi costi della vita.

Tuttavia, la maggior parte degli svizzeri si accalca nei centri urbani dell'Altopiano. Dopo la fuga dalle città negli anni Novanta, oggi sono le zone rurali, rispettivamente le regioni montane, a soffrire a causa dell'emigrazione dei suoi giovani.

Al giorno d'oggi, le città sono particolarmente attrattive per l'ampio ventaglio di possibilità professionali che offrono. Ora la digitalizzazione dà l'opportunità di lavorare in qualsiasi posto. Le condizioni in Svizzera sono ideali per sviluppare una forma di lavoro di questo tipo: le distanze tra i centri e la periferia non sono molto grandi, le infrastrutture in montagna sono eccellenti, pensiamo, per esempio, alla rete ferroviaria o stradale, alla banda larga, al 4G o più recentemente al 5G. I nostri ritratti lo testimoniano: già oggi è possibile - a dipendenza della professione - lavorare in montagna.

Quindi faccio le valigie e mi trasferisco nelle Alpi?

Non è così semplice. Vari esperti, politici e ricercatori ci ricordano che il mondo del lavoro in Svizzera non è ancora pronto a fare questo passo.

"Il telelavoro in Svizzera è ancora agli inizi. Tutti ne parlano, ma sono in pochi a promuoverlo davvero", dice il consigliere nazionale grigionese Martin Candinasil quale si impegna a favore delle regioni di montagna.

Lorenz Ramseyer dell'associazione digitalenomaden.ch ci spiega che le aziende svizzere sono piuttosto riluttanti per quanto riguarda il lavoro svolto a distanza. "Le ditte hanno paura di abbandonare il modello basato sulla presenza in ufficio dei collaboratori, soprattutto quando si tratta di telelavoro al 100%".

Un altro ostacolo è rappresentato dalla peculiarità svizzera, che mi infastidisce, ma di cui anch'io soffro: lo scetticismo nei confronti delle novità. Preferiamo rimanere alla finestra ad osservare chi ha il coraggio di sperimentare questa forma di lavoro, piuttosto che lanciarci in un'avventura gravida d'incognite. È una diffidenza nei confronti del nuovo molto diffusa in Svizzera. La tecnologia 5G, per esempio, permetterebbe alle vallate alpine di disporre di un collegamento Internet veloce, senza dover posare costosi cavi. Ma in Svizzera questa tecnologia si scontra con una forte opposizione.

Si corre così il pericolo che la Svizzera e gli svizzeri perdano il treno della digitalizzazione. E di aver così mancato un'opportunità per frenare l'esodo dalle regioni di montagna.









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Sie haben es gewagt

Il documentarista Reto Caduff e la giornalista Simone Ott hanno vissuto per quasi venti anni nelle metropoli americane. Poi si sono stabiliti in un villaggio di mezzo migliaio di abitanti nel canton Glarona.
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Filzbach è un insediamento sparso su un altopiano sopra il lago di Walenstadt. All'inizio del paese c'è una casa enorme. La vista sul lago è spettacolare. Simone Ott e Reto Caduff abitano qui.

La coppia ha vissuto per quasi venti anni negli Stati Uniti. Reto prima a New York, poi assieme a Simone a Los Angeles. In Svizzera, i due erano alla ricerca di una casa per trascorrervi le vacanze. Sono casualmente incappati nell'edificio costruito e adibito ad atelier da un artista all'inizio del XX secolo. I soldi spesi per l'acquisto di questo immobile non sarebbero bastati per comperare un appartamento di tre locali a Zurigo.

La casa è piaciuta loro talmente tanto che hanno deciso di ritornare definitivamente in Svizzera.
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La casa di Reto Caduff e Simone Ott è stata realizzata nel primo decennio del XX secolo da un artista.
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Il ritorno in Svizzera è stato indubbiamente favorito dalla digitalizzazione, grazie a cui oggi è possibile lavorare quasi ovunque. Simone Ott si occupa di marketing online, mentre Reto Caduff è un documentarista e dirige una casa editrice di libri fotografici.

"Lavoro con strumenti moderni quali Skype, WhatsApp, Vimeo. In questo modo posso discutere i progetti con i miei clienti o collaboratori", dice Caduff. "Ho disdetto il mio ufficio a Zurigo. Ora lavoro da casa". Di tanto in tanto si reca in città per partecipare a un incontro di lavoro. Il viaggio dura poco più di un'ora. "Ci piace ricordare che impieghiamo meno tempo per raggiungere Zurigo di quello che ci voleva per andare in spiaggia a Los Angeles".

Caduff svolge la maggior parte del suo lavoro da casa. A volte, i suoi collaboratori lo raggiungono a Filzbach. "Le riprese si devono naturalmente fare sul posto. Ma la preparazione può essere svolta benissimo anche da qui. Alcuni film li abbiamo addirittura montati qui. Oppure abbiamo scelto le foto di una pubblicazione dopo averle sparse ovunque nel salotto di casa. È piacevole lavorare qui, lontani dal trambusto. Si è più concentrati che in città, dove si rischia di perdere il filo durante la pausa pranzo perché ci si intrattiene con un amico fino alle due e mezza", dice Caduff ridendo.

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Grazie alla digitalizzazione, la coppia non ha dovuto rompere i ponti con la vita di prima. "Tramite i social media e Skype siamo in costante contatto con gli amici negli Stati Uniti", ricorda Ott.

Sul tablet, la coppia legge il New Yorker e altri media internazionali. "Oltre ai media digitali, per me è molto importante anche lo shopping online ", dice Ott. "In questo modo posso procurarmi prodotti venduti a New York, Tokyo, Los Angeles, Londra, Parigi, Berlino ecc. In altre parole mi porto il mondo intero in montagna".
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Simone Ott ci porta alcuni bicchieri d'acqua di fonte, che qui sgorga direttamente dal rubinetto di casa. Alla fine del colloquio porta a spasso il cane. La vita in montagna ha tanti vantaggi. Ma come mai solo pochi svizzeri decidono di trasferirsi nelle Alpi?

"In Svizzera si è legati a un territorio", spiega Caduff. "Si resta dove si è cresciuti oppure ci si trasferisce a Berna, Basilea o Zurigo". In Svizzera non si è mobili come negli Stati Uniti. Gli svizzeri sono piuttosto dei pendolari. "Non so se ci saremmo trasferiti qui se non avessimo vissuto negli Stati Uniti. Vediamo la Svizzera da un'altra prospettiva e riconosciamo i vantaggi della vita in montagna: il paesaggio intatto, lontani dalla dispersione degli insediamenti nell'Altopiano".
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Come tanti romanci, il climatologo Jan Sedlacek ha dovuto lasciare i Grigioni per studiare. In seguito ha lavorato vari anni in Canada e a Zurigo, dove si è sposato e ha formato una famiglia. Oggi vive in Engadina, da dove dirige la sua azienda che nella città sulla Limmat impiega dieci collaboratori.
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Christina Sedlacek ha imbandito la tavola con formaggio e salsiccia engadinesi, pane, verdure crude e meloni. I figli di 12, 10 e 8 anni rientrano a casa per pranzo, così come il marito Jan.

Jan Sedlacek impiega circa 60 secondi per andare al lavoro. Il suo ufficio, che divide con il padre, si trova nella casa dei genitori a un tiro di schioppo dal loro appartamento.

È una situazione piuttosto insolita. "La maggior parte dei nuovi arrivati fa il pendolare. E solo quattro o cinque della mia classe sono ritornati in Engadina", racconta Sedlacek.

Per diversi anni Jan e Christina hanno lavorato come ricercatori in Canada, in seguito hanno vissuto con i figli nel canton Zurigo. Il ritorno in Svizzera non è stato indolore. "Gli inverni a Zurigo sono insopportabili. Non si vede quasi mai la luce del sole, solo nebbia", ricorda Christina. In Engadina, l'inverno è decisamente più freddo, ma anche molto più soleggiato.

Da un punto di vista finanziario e organizzativo sarebbe stato più semplice rimanere a Zurigo. Ma i Sedlacek volevano ritornare in Engadina e quindi si sono fatti venire un'idea per sbarcare il lunario lontano dal centro economico della Svizzera.
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Assieme a un amico, Jan ha fondato a Zurigo una ditta specializzata nell'analisi di grandi quantità di dati per l'industria delle telecomunicazioni.
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I dieci collaboratori lavorano a Zurigo, Jan Sedlacek a Sent. Ogni dieci giorni si reca a Zurigo dove partecipa a degli incontri. Il resto lo fa tramite Skype.

Le infrastrutture in Engadina sono buone. I Sedlacek non hanno bisogno dell'automobile. A Sent ci sono vari negozi di alimentari e a Scuol, la località maggiore più vicina, si trova a soli 15 minuti di autobus. Qualcosa però manca: "La fibra ottica sarebbe il massimo", dice Jan, spiegando che un collegamento Internet più veloce gli faciliterebbe di molto il lavoro.

Mediante analisi di dati, misurazioni e previsioni, Jan Sedlacek calcola per grandi clienti internazionali quali dispositivi potrebbero avere un problema. La sua ditta è talmente specializzata da essere competitiva a livello globale nonostante l'elevato standard salariale svizzero. L'azienda ha successo e fa utili da quando è stata fondata nel 2016.

Christina Sedlacek ha trovato subito un posto di lavoro a Samedan come insegnante di biologia presso l'Academia Engiadina, il liceo locale. "Qui, in quasi tutte le famiglie lavorano ambedue i genitori", dice Jan. "La gente lavora sodo anche tra le montagne, ma non è stressata".

In Svizzera si lavora di più che in Canada e a Zurigo il lavoro ha una grande importanza; ha quasi una funzione identitaria. "Qui si vive in maniera molto più rilassata che nei grandi agglomerati urbani", spiega Jan. "Quasi come in Canada".
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Jan Sedlacek: "Il villaggio è come un grande parco giochi. C'è sempre qualcuno che dà un'occhiata ai bambini".


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A Sent, durante la pausa pranzo i Sedlacek possono sciare e ritornare in ufficio nel corso del pomeriggio. Possono sciare fino davanti alla porta di casa.

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Andrea Koch ist leidenschaftliche Bergsteigerin und Skitourenfahrerin. Dank eines Tunnels kann sie in den Walliser Bergen wohnen und für die Arbeit nach Bern pendeln. Ausschlaggebend für den Umzug war allerdings etwas anderes.
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Andrea Koch und ihr Lebenspartner sind wegen ihrer Liebe zu den Bergen und der Freizeitmöglichkeiten ins Wallis gezogen. Ihre Hobbies sind Skitouren, Wandern und Bergsteigen. Früher mussten sie mit Auto oder öffentlichen Verkehrsmitteln in die Berge fahren. "Heute gehe ich direkt von zu Hause in alle Richtungen wandern, Schneeschuhlaufen oder Skitourenfahren am Hausberg."

Dank des Lötschberg-Basistunnels, der seit 2007 die Reise vom Wallis nach Bern deutlich verkürzt, kann Andrea Koch von den Bergen in die Stadt pendeln. Dort arbeitet sie als Agrarwirtschaftliche Mitarbeiterin bei der Schweizerischen Arbeitsgemeinschaft für Berggebiete (SAB).

Doch das sind nur die notwendigen Voraussetzungen. Den Ausschlag zum Umzug gab etwas anderes: "Wir haben zufälligerweise eine günstige Wohnung ausgeschrieben gesehen", erzählt Koch. "Wir wären nicht auf diese Idee gekommen, wenn nicht ein Immobilienmakler sehr gekonnt auf verschiedenen digitalen Kanälen kommuniziert hätte, denn wir waren eigentlich nicht auf Wohnungssuche."
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Ohne Digitalisierung hätten sie sich den Umzug nicht vorstellen können. Den eineinhalbstündigen Arbeitsweg nimmt Koch nur auf sich, weil sie im Zug Mails bearbeiten, Tourenplanungen fürs Wochenende machen und andere zeitintensive Aktivitäten am Laptop machen kann.

Die Digitalisierung hat die Integration im Bergdorf erleichtert. Es gibt zum Beispiel verschiedene von  Dorfvereinen gestellte Whatsapp-Gruppen, mit der die Bergbewohner Informationen austauschen, Dorf-Feste und Freiwilligenarbeit organisieren. "Die Hürde, etwas über Whatsapp zu schreiben ist kleiner, es fliessen mehr Informationen, als wenn alles per Post oder Telefon funktionieren würde", sagt Koch.

Als Neuzuzüger informieren sie sich häufig auf der Website der Gemeinde und in den Sozialen Netzwerken. "Dort erfahren wir und die Dorfbewohner etwas voneinander, was man sonst nicht erfahren hätte, das schafft Vertrauen."

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Per Whatsapp organisieren sich Nachbarn zum gemeinsamen Pflügen der Gärten.

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Il reporter di viaggio Martin Hoch e sua moglie Sara sono originari di Basilea. Dopo un viaggio per il mondo durato otto anni, sono rientrati in Svizzera. Qui si sono chiesti quale fosse il posto più bello per vivere. Hanno scelto la Surselva, nei Grigioni.
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Il 38enne reporter di viaggio e blogger è un libero professionista. A Flims gestisce una galleria di fotografie.

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Martin e Sara Hoch sono stati dei giramondo. Per otto anni sono andati da un posto all'altro del pianeta, hanno lavorato come istruttori subacquei, ristrutturato un albergo, dormito su una barca a vela o in un pulmino Volkswagen. Per guadagnare un po' di soldi sono tornati per alcuni mesi in Svizzera, dove hanno lavorato per la Roche e la Novartis. Poi sono ripartiti alla scoperta del mondo.

Nei vari Paesi in cui si sono fermati, si sono accorti che spesso la gente del posto non viveva nei luoghi più belli e suggestivi. Invece di risiedere in riva al mare o su una collina pittoresca abitavano in tristi agglomerati urbani o in nauseabonde zone industriali. "Molti non avevano alternative", spiega Martin Hoch. Ma noi svizzeri, si sono detti i due globe-trotter, abbiamo la possibilità di scegliere.
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Per questo motivo quando sono ritornati in Svizzera si sono chiesti quale fosse il luogo più bello per andare a vivere.

Si sono detti: in montagna!

Ma poi, come sbarcare il lunario?
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Martin Hoch si è messo in proprio e ha aperto un blog di viaggio. Visto che questa attività non basta per sbarcare il lunario, scrive come giornalista freelance su temi legati al viaggio per vari media.

Quando è in viaggio per dei reportage si fa accompagnare dall'amico fotografo, Nico Schaerer, conosciuto durante un soggiorno in Sud America. Insieme hanno scoperto una nicchia di mercato: vendono le fotografie migliori come stampe d'arte, in grande formato, online e in due gallerie a Flims e Zurigo.

Martin e Nico impiegano vari materiali: per esempio, stampano le fotografie su carta di cotone oppure su vetro acrilico. Vendono le immagini in grande formato a privati o a clienti commerciali.

La galleria ha successo e le vendite sono in aumento. Martin Hoch riceve molti incarichi. All'inizio anche sua moglie voleva mettersi in proprio e progettare siti web. Ha cambiato però idea e si è occupata di turismo. Tra non molto inizierà a studiare ingegneria ambientale.
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In auto o con i mezzi di trasporto pubblici: il viaggio da Flims a Zurigo non dura più di due ore.
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È solo grazie alla digitalizzazione se i due riescono a guadagnare di che vivere in montagna. "Posso realizzare e spedire i miei prodotti da qualsiasi parte del mondo", indica Martin Hoch. Non è un problema scrivere un articolo in un bar di Milano, spedire delle immagini da Flims o gestire da Berlino un'edizione della rivista di viaggio Transhelvetica nella sua funzione di caporedattore.

Rispetto a Basilea, dove Martin e Sara hanno vissuto in precedenza, il costo della vita a Laax è più basso. "Paghiamo decisamente meno imposte e premi della cassa malati", dice Martin Hoch. Inoltre qui, in montagna, si spende meno, visto che non si va continuamente a comperare qualcosa o al bar a bere un caffè come facevamo prima in città.

Il prezzo degli affitti è però piuttosto alto visto che Laax è un'importante destinazione turistica. La coppia ha risolto il problema acquistando un appartamento, riducendo così le spese mensili grazie ai tassi d'interesse molto bassi. "Inizialmente guadagnavamo solo la metà che a Basilea, ma a fine mese, detratte le spese, avevamo più o meno la stessa somma di denaro sul conto in banca", ricorda Martin Hoch.

Ma chi può lavorare in montagna? Ci sono delle particolarità specifiche? "Si deve essere disposti a svolgere un'attività non legata a un luogo specifico. Inoltre si deve disporre di un'infrastruttura che permetta il telelavoro", spiega Martin Hoch. I datori di lavoro svizzeri non sono molto aperti a forme di lavoro alternative, anche se ci sarebbero molte possibilità. "È talmente semplice: a volte bastano un telefono e la posta elettronica".

In Svizzera, la distanza ridotta dai grandi centri facilita notevolmente le cose. "Zurigo è quasi davanti alla porta di casa", scherza martin Hoch. In automobile, da Laax impiega meno di due ore per raggiungere la città sulla Limmat. Gli amici di Martin Hoch si chiedono spesso come faccia a vivere in montagna, in una regione discosta. "Uno deve fissare delle priorità", spiega. "Cos'è più importante: il lavoro perfetto o l'ambiente in cui ci si sente bene?".

Martin e Sara hanno trovato la risposta. "Qui in montagna la qualità di vita è incredibilmente alta", dice Martin. "Per ora non vogliamo andarcene".
In auto o con i mezzi di trasporto pubblici: il viaggio da Flims a Zurigo non dura più di due ore.
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"Ogni giorno porto a spasso il mio cane per due o tre ore, usando gli impianti di risalita e percorrendo i sentieri escursionistici". Martin Hoch ama anche rilassarsi nei centri benessere degli alberghi a cinque stelle.
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"La gente del posto è molto gentile. Tuttavia non abbiamo molte cose in comune con loro. Noi conduciamo una specie di vita da espatriati in patria. La maggior parte dei miei amici vive a Basilea, Zurigo o all'estero".
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Nel lontano 1973, la basilese Sandra Schneider ha trascorso le sue prime vacanze a Ernen, in Vallese. Vi è tornata più tardi, da adulta, dove ha acquistato una casa di vacanze. Poi nel 2017 vi ha fondato un'azienda che aiuta le ditte attive a livello internazionale nell'implementazione dei requisiti relativi all'IVA sui loro sistemi informatici.
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Visitiamo Sandra Schneider durante una soleggiata giornata di primavera. I ciliegi sono in fiore. Una leggera brezza accarezza i prati intorno a Ernen.

Lasciamo il villaggio e ci incamminiamo in direzione della collina denominata Galgenhügel. Questo luogo deve il suo nome alla funzione cui era destinato, ossia l'esecuzione delle pene capitali: l'ultima risale al 1764.
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Il patibolo a Ernen è visibile da lontano. È l'ultimo rimasto in Svizzera e comprende tre colonne originali senza trave, dove venivano impiccati i condannati a morte. Visita del villaggio con Sandra Schneider.

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Sandra Schneider sa che il timo cresce vicino all'antica forca. Lo raccoglie in primavera, lo fa essiccare e lo usa per insaporire la carne. Nel fine settimana parteciperà a un corso sulle erbe aromatiche. Raccoglierà erbe e poi le impiegherà in cucina. Per esempio, il farinello buon-enrico può essere aggiunto all'impasto del pane. "Solo qui si può fare qualcosa del genere", dice entusiasta.

Si diletta anche in altre attività sportive, che si praticano in montagna, quali lo sci di fondo, lo sci alpino e l'escursionismo. Il fatto di essere indipendente le permette di prendersi un giorno libero durante la settimana per andare a sciare quando le piste sono meno affollate e di lavorare di domenica.
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Il paesino di Ernen è immerso nella natura. Si sentono i campanacci delle mucche al pascolo, i grilli e il gorgoglio della fontana.
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Sandra Schneider e il suo compagno hanno acquistato uno chalet a Ernen. Da quando lui è andato in pensione, la coppia trascorre varie settimane di fila in montagna. Qui, Sandra Schneider ha fondato la sua azienda che fornisce consulenza ad altre ditte in materia di IVA per le operazioni internazionali. Da un punto di vista fiscale è più interessante avere la sede della propria azienda a Ernen che a Basilea-Campagna. Inoltre, a Ernen si è meno complicati e più pragmatici, dice Sandra Schneider.

Il lavoro non le manca. Le persone che la contattano sono di solito clienti che lei ha incontrato in passato quando lavorava come consulente in una grande società di revisione e in altre grandi aziende. "In Svizzera affidi volentieri un incarico a chi conosci e con cui hai stabilito un rapporto di fiducia", spiega.

La rampa di lancio per lei è stata la sua specializzazione in un ramo molto particolare. Le ditte preferiscono dare il compito a un esperto esterno piuttosto che assumersi i costi per la formazione di un collaboratore interno. Secondo Sandra Schneider, le chance maggiori si hanno quando si acquisiscono le conoscenze a livello locale e poi ci si specializza. Solo così è possibile farsi notare per un lavoro che potrebbero benissimo svolgere una consulente di Singapore o un esperto in India.

La combinazione tra telelavoro e pendolarismo sarà il modello lavorativo del futuro, sostiene Sandra Schneider, indicando anche che potrebbe aprire nuove prospettive a chi intende trasferirsi in montagna. A suo avviso, sul lungo termine posti di lavoro come il suo diventeranno sempre più ambiti in Svizzera.

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